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7/1/2011 GLI AVATAR DI VISHNU
 

Il termine “Avatāra” ci viene tramandato dalla lingua sanscrita ed indica l'apparizione o la discesa sulla terra della divinità avente lo scopo di ristabilire o tutelare il “Dharma”.

La nozione religiosa di avatāra, ovvero la "discesa sulla terra della divinità" compare per la prima volta in India tra il III e il II secolo a.C., nella “Bhagavadgita”, quando Vishnu esprime l'intenzione di assumere diverse forme al fine di restaurare l'ordine cosmico, il Dharma, appunto.

Presso la religione Induista un “avatar” o “ avatāra”, è l'assunzione di un corpo fisico da parte della Divinità, o di uno dei suoi aspetti, e consiste nella deliberata incarnazione di un “Deva”, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti. Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama.

Gli adoratori di Vishnu quale divinità suprema, i “vaishnava” credono che il Dio si incarni ogni qualvolta avviene un declino della giustizia, unitamente all'insorgere delle forze demoniache che operano in senso opposto al “Dharma”, la legge cosmica. A tal proposito, è famosa la frase pronunciata da Krishna, ottavo avatar di Vishnu, durante la battaglia di Kurukshetra:

« Per la protezione dei giusti, per la distruzione dei malvagi e per ristabilire i princìpi della Giustizia Divina, Io mi incarno di era in era ».

 Divinità indiane, Avatar

La dottrina dell'Avatar si riflette moltissimo nella cultura e nell'epica Induista.

I due principali avatar di Vishnu, che appaiono nell'epica induista, sono Rama, l'eroe del Ramayana , e Krishna.

Diverso dai “Deva” - o dalle divinità delle astratte “Upanishad”, che concepiscono il tutto come un essere senza forma (il Brahman), gli Avatar in questa era epica induista sono intermediari umani, tra l'Essere Supremo, rappresentato come “Ishvara,” e i mortali.

Questa dottrina ha avuto un grande impatto sulla vita religiosa degli Induisti; questo perché Dio ha manifestato Se Stesso in una forma che può essere compresa e apprezzata persino dalle persone più indifferenti. Nel corso di migliaia di anni, Rama e Krishna sono state la manifestazioni del Divino più adorate e venerate tra gli Induisti. Il concetto estratto dalle Upanishad, di sottomissione e rispetto verso l'unità di Brahman, è considerata la massima espressione del pensiero induista, e ha fornito la base teologica alla religione che arriva in aiuto all'umanità nelle epoche oscure, la più elevata divinità, l'avatar.

Il ciclo di creazione e distruzione contiene l'essenza dell'idea di "avatar" e fa veramente affidamento sull'avatar decisivo di Vishnu, chiamato “Kalki” come colui che darà l'ultima spallata al degrado etico dell'umanità.

Rama e Krishna non sono gli unici avatar della tradizione induista, la quale vuole che il Divino abbia preso forma umana in diverse epoche storiche, anche prima che l'uomo comparisse sulla terra Si conoscono molti avatar legati a Vishnu, ma poco quelli legati a Brahma o Shiva.

Alcune tradizioni Indù, in base al Ramayana affermano che Shiva si è incarnato solo una volta come l'uomo-scimmia “Hanuman” il devoto di Rama per eccellenza.

I Maha Avatara

Sono i Grandi Avatar di Vishnu, indicati e descritti nel “Bhagavata Purana” e sono dieci. Popolarmente questo insieme di Avatar è conosciuto come Dasavatara (dasa in Sanscrito significa dieci).

Balarama è il nono avatar secondo la tradizione Puranica. Tuttavia con l'aumento della popolarità del Buddhismo in India, verso la metà del I millennio d.C. si credette che Gautama Buddha fosse il nono avatar promesso (questo è un esempio di come l'Induismo assimili altre idee e culture, il che ha causato il declino del Buddhismo in India). Secondo il punto di vista prevalente nel Nord dell'India, Balarama è l'incarnazione del serpente di Vishnu: Adi Sesha, piuttosto che di Vishnu stesso.

I quattro Avatar paradisiaci

I primi quattro Avatar, che costituiscono le prime incarnazioni di Vishu, sono rappresentate da:

  • Matsya (il pesce), che rappresenta la vita negli oceani primordiali

  • Kurma (la tartaruga), lo step successivo: gli anfibi

  • Varaha (il cinghiale), simbolo della vita sulla terraferma

  • Narasimbha (l' uomo – leone), ossia l'inizio dello sviluppo dell'uomo.

Tutte queste manifestazioni appartengono all' “Età dell'Oro”, che durò fino al 606 d.C.

Ogni ciclo avatarico, in cui la manifestazione della divinità scende sulla terra per ristabilire l'ordine cosmico, dura 6500 anni, ma con il passare delle epoche il potere degli Avatar si fa sempre più complicato, ed è per questo che il ritorno all'ordine cosmico che ognuno di essi attua è solamente parziale e sempre più debole.

Il “Dharma” è tradizionalmente rappresentato da un Toro, che con il passare delle epoche perde forza nelle gambe, fino a non reggersi più in piedi. Poi però, senza soluzione di continuità, il ciclo avatarico riprende e si rinnova con un nuovo Matsya, Kurma, Varaha e Narasimbha.

Nel II° ciclo avatarico però, vediamo apparire dopo Matsya, Kurmavatara: l'uomo – tartaruga.

Egli rappresenta l'Eroe culturale per eccellenza, che giunge nel momento in cui la dualità tra cielo e terra (rappresentata dalla tartaruga a doppio guscio) diventa una sorta di “norma”, che guida l'umanità.

Kurma nasce infatti dal succo dell' “Uovo Cosmico”, dove erano racchiuse le due metà del mondo. Kurma è anche simbolicamente associato alla leggenda dell' “Oceano di Latte”, l' Artide, da cui nascono moltissimi simboli induisti che, curiosamente, trovano importanti parallelismi nella mitologia Maya.

Il terzo avatar del II°ciclo è l' uomo – cinghiale, che ha avuto la funzione di risollevare la terra dalle acque primeve (esistenti prima della creazione).

Il quarto avatar è l'uomo-leone, che ha avuto il compito di difendere il Principe Prahdala dal Re, incapace di difendere la memoria degli Dei originari.

AVATAR VISHNU

I sei Avatar post-paradisiaci

Sono rappresentati da:

  • Vamana, il nano, simboleggia invece l'incompleto sviluppo dell'essere umano

  • Parashurama, l'abitante della foresta, suggerisce il concetto dello sviluppo fisico completo, dell'umanità

  • Rama, il re, Rama il signore, rappresenta l'abilità umana a governare le Nazioni.

  • Krishna, un esperto in 64 settori della scienza, in accordo con la religione Induista, rappresenta l'evoluzione culturale dell'umanità.

  • Buddha, l'Illuminato, simboleggia l'illuminazione e l'evoluzione spirituale dell'uomo.

  • Kalki, l'avatar dal cavallo bianco, rappresenta la finale liberazione dell'uomo e il ritrovamento della propria natura divina.

L'inizio dell' “Età Argentea” (Treta-yuga) rappresenta la seconda delle quattro ere di evoluzione della vita, e precisamente il periodo durante il quale l'essere umano riesce a comprendere il magnetismo divino il quale è all'origine delle varie forze elettriche. Il magnetismo è in stretta correlazione con l'esistenza di tutto il creato.

Il Tretā Yuga ha una durata di 3.600 anni. La sua alba e il suo tramonto (ovvero i suoi sandhi, periodi di transizione tra i diversi “Yuga”) hanno entrambi la stessa durata di 300 anni. I sandhi sono i periodi di transizione tra i rispettivi Yuga.

Quest'epoca è caratterizzata da una visione spirituale duale e demoniaca, meno integra rispetto all'originaria: con il primo di questi Avatar, il nanesco Vamana inizia la nuova storia dell'umanità dopo la perdita dello stato primordiale.

I cosiddetti “Tre passi del Nano” rappresentano la presa di coscienza di un importante simbolismo annuale legato al sole, e sono gli equivalenti avatarici del rigvedico (la manifestazione più antica) Vishnu.

Parashurarama, che rappresenta lo sviluppo fisico completo, dell'umanità, è il simbolo del divino incarnatosi per sconfiggere la classe dei guerrieri che deteneva il potere. Il nome significa letteralmente "Rama con l'ascia" (dal sanscrito parashu, "ascia").

Egli ha appreso l'arte della guerra direttamente da Shiva, che gli dona l'ascia che Parashurama userà per arrestare l'avanzata dell'oceano salvando le terre che oggi corrispondono alle regioni di Maharashtra e Karnataka. Parashurama è considerato un "Brahma-Kshatrya", cioè una via di mezzo fra un brahmano (un sacerdote) ed uno kshatriya (un guerriero dedito alla vita militare).

AVATAR RAMA

Il settimo avatar di Vishnu è Rama, il suo nome completo è Ramachandra, e spesso viene preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri. Egli rappresenta la personificazione dell'Assoluto Brahman e l'incarnazione del Dharma, l'Uomo Perfetto (Maryada Purushottama). È l'avatar dell'età dell'argento per eccellenza, caratterizzata dalla comparsa del vizio e della malvagità. Rama è la più famosa e popolare manifestazione del Dio Supremo, ed è riconosciuto come l'immagine, lo spirito e la consapevolezza dell'Induismo, la religione organizzata più antica del mondo, e della civilizzazione umana dal punto di vista indiano. La vita e le imprese eroiche di Rama sono narrate nel “Ramayana”, un antico poema epico in sanscrito, che letteralmente significa "Il viaggio di Rama". Come tutte le altre rappresentazioni fisiche più importanti di Vishnu, Rama è invocato attraverso numerosi appellativi che si riferiscono ai suoi attributi e caratteristiche, tra cui i principali sono:

  • Ramachandra, Rama che risplende come la luna (per via del suo aspetto splendido e luminoso)

  • Danava Bhanjana, distruttore di demoni

  • Daya Sagara, oceano di compassione

  • Dina Bandhu, amico dei derelitti

  • Patita Pavana, redentore e salvatore dei peccatori

  • Alakha Niranjana, eternamente puro

Krishna, l'ottava manifestazione è l'avatar per eccellenza, ed il suo nome è spesso preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri. Il termine Krishna in sanscrito ha il significato letterale di "nero" o "scuro", ed identifica qualcuno con la pelle scura. Il Brahma Samita descrive il colorito della pelle di Krishna come simile al colore delle nuvole cariche di pioggia, ed è per questo che egli è spesso rappresentato nei quadri col volto e la pelle blu, blu scuro se non addirittura nera. Da questo deriva uno dei suoi epiteti, Ganashyama, che letteralmente significa appunto "dalla pelle del colore delle nubi cariche di pioggia".

AVATAR KRISHNA

La tradizione afferma che il significato primario di Krishna, Vishnu, sia comunque "l'infinitamente affascinante", giustificato da un'interpretazione di un verso nel Mahabharata. Krishna è inoltre il cinquantasettesimo nome di Vishnu, e significa "Esistenza di conoscenza e beatitudine".

Krishna, principe della famiglia reale di Mathura era l'ottavo figlio di Devaki e Vasudeva: Il sovrano di Mathura, Kamsa, udita la predizione che avrebbe ricevuto la morte per mano di un figlio della cugina Devaki, faceva uccidere sistematicamente i figli della donna. Krishna venne scambiato con un altro neonato e riuscì a scampare alla morte, venendo affidato di nascosto al pastore Nanda e a sua moglie Yashoda. Saputa la notizia della presenza del bimbo Krishna nel villaggio di Vrindavana il sovrano per ucciderlo, inviò un demone, che assunse le sembianze di una bellissima donna la quale, visitando le giovani madri, chiedeva di poter tenere in braccio i piccoli e allattarli al proprio seno. In realtà, essendo il latte avvelenato, tutti i neonati morivano dopo essere stati allattati. Ma quando giunse presso la dimora di Krishna, una volta presolo in grembo e iniziato ad allattarlo, egli, immune al veleno, cominciò a succhiare tanto avidamente dal seno della donna da provocarne la morte; una volta morta, la donna riprese le sue vere sembianze di demone, svelando così il complotto.

Così Krishna trascorse l'infanzia, tra i pastori, e le loro mogli e figlie, da queste vezzeggiato prima e amato poi.

Durante la sanguinosa battaglia di Kurukshetra, descritta nel poema epico del Mahabharata , Krishna prese le parti dei virtuosi principi Pandava contro i loro cugini usurpatori del regno. Krishna, essendo imparentato con entrambi i rami della famiglia, chiese ad Arjuna (il terzo dei Pandava) e a Duryodhana (il maggiore dei Kaurava), giunti alla sua dimora per chiedere alleanza, di scegliere tra il suo esercito e la sua presenza fisica sul campo di battaglia, con la condizione che però egli non avrebbe combattuto. Il Pandava scelse la sua vicinanza (per questa ragione Krishna sarà l'auriga del suo carro), rendendo soddisfatto anche Duryodhana, il quale poté appropriarsi del potente esercito di Krishna. Prima della battaglia, trovatosi davanti a cugini, nonni, mentori ed amici schierati nella fazione avversaria, Arjuna cedette all'attaccamento e all'angoscia, si rannicchiò piangendo e si rifiutò di combattere. Krishna infuse forza e coraggio all'eroe rammentandogli il proprio Dharma di guerriero ed impartendogli una serie di insegnamenti filosofici e spirituali volti a raggiungere la realizzazione spirituale. Grazie alla vicinanza di Krishna, i Pandava ottennero la vittoria a Kurukshetra nonostante l'inferiorità numerica del loro esercito rispetto ai Kaurava.

Dopo l'autodistruzione della sua stirpe, attuatasi per mezzo di una feroce guerra interna, Krishna si ritirò nella foresta dove fu raggiunto da una freccia al calcagno, unico suo punto vulnerabile. Lasciò il corpo e riacquistò la sua forma divina. La morte fisica di Krishna, avvenuta nell'anno 3102 a.C. segna la fine della terza era del mondo, e l'inizio dell'era attuale.

Come per tutte le altre forme delle divinità , anche Krishna è invocato attraverso innumerevoli nomi, tra cui:

  • Bhagavan, Beato

  • Govinda o Gopala, pastore o protettore delle mucche

  • Hrishikesha, Signore dei sensi

  • Jagatpati, il Signore dell'Universo

  • Janardana, Colui che fa tremare i demoni, il vincitore degli atei o colui che mantiene tutti gli esseri

  • Krsna, l'Infinitamente Affascinante

  • Mana Mohana o Manohara, Colui che affascina la mente

  • Madhava, Colui che distrugge l'illusione, l'ignoranza o sposo della dea della fortuna

  • Madhusudana, Uccisore del demone Madhu, simbolo dell' ego

  • Maheśvara, il Maestro assoluto

  • Murari, distruttore del demone Mura

  • Murali Manohara, Colui che rapisce la mente col flauto

  • Mukunda, Colui che dona la Liberazione

  • Panduranga, Guida dei Pandava

  • Puruşottama, la Persona Suprema o il Padre di tutti gli esseri

  • Rãma, fonte inesauribile di felicità

  • Vişņu, il sostegno di tutto ciò che esiste

  • Yajnapati, il beneficiario e il maestro di tutti i sacrifici

  • Yogeśvara, il maestro di tutti i poteri o il maestro di tutti gli yoga

AVATAR BUDDHA 


Buddha, la nona manifestazione: come dice il nome, un "risvegliato" (buddha è infatti il participio passato del sanscrito budh, prendere conoscenza, svegliarsi) ed indica, secondo il Buddhismo un essere che ha raggiunto l' illuminazione (bodhi), in particolare il massimo grado di essa : “samyaksamhbodhi”

Negli insegnamenti mahāyāna il buddha storico (Gautama Buddha o Buddha Sakyamuni, si è manifestato sulla nostra terra con il suo "Corpo di apparizione" come già "illuminato" prima ancora di manifestarsi come tale. Il Buddha Śākyamuni, come qualsiasi altro Buddha, ha completato il cammino lungo le dieci terre (buhmi) dei “bodhisattva”, ottenendo il corpo assoluto e, per il bene degli esseri senzienti, ha acquisito anche i "corpi della forma" che consistono del “sambhogayaka” ("Corpo della fruizione", dotato dei Trentadue Segni maggiori di un Buddha, percepito tuttavia solo dai bodhisattva che hanno raggiunto le ultime tre terre) e il “nirmanakaya” (Corpo di apparizione) percepito invece da tutti esseri senzienti.

I trentadue segni principali di un Buddha

  • Piedi ben piantati per terra

  • Disegno di una ruota con mille raggi sulle piante dei piedi

  • Lunghe dita sottili

  • Arti slanciati

  • Dita delle mani e dei piedi affusolate

  • Arti flessibili

  • Gambe lunghe

  • Gambe sottili come quelle di un'antilope

  • Braccia che arrivano alle ginocchia

  • Pene ricoperto da una guaina

  • Braccia allargate uguale all'altezza del corpo

  • Peluria del corpo crespa

  • Corpo irsuto

  • Corpo dal colore dorato

  • Corpo che emette raggi di luce lunghi una distanza di dieci piedi.

  • Pelle delicata

  • Membra del corpo ben proporzionate

  • Spalle ben formate

  • Corpo maestoso come quello di un leone

  • Corpo ben eretto

  • Spalle muscolose

  • Quaranta denti tutti ben dritti

  • Denti privi di spazio tra loro

  • Denti bianchi

  • Mascelle forti come quelle di un leone

  • Saliva che aromatizza il gusto dei cibi

  • Lingua ampia

  • Voce meravigliosa

  • Occhi azzurri

  • Ciglia come quelle di un toro

  • Bianco ciuffo di peli luminoso tra le sopracciglia

  • Protuberanza sul cranio


I Buddha appaiono quindi con un un corpo di sola apparenza con cui si manifestano nei mondi dimostrando la loro illuminazione e insegnando il Dharma. Questo insegnamento si compone di "Tre giri della Ruota del Dharma" (tridharmacakra):

  • il primo giro della “Ruota del Dharma” corrisponde agli insegnamenti delle “Quattro nobili verità” ed è destinato ai Discepoli del Gautama Buddha (coloro che ascoltano ed apprendono), e a coloro che hanno raggiunto il Nirvana da soli, senza aver incontrato un Buddha.

  • il secondo giro della “Ruota del Dharma”corrisponde agli insegnamenti contenuti nei “Sutra della perfezione della saggezza o Sutra della conoscenza trascendente” e riguardano in particolar modo la dottrina della vacuità.

  • il terzo giro della “Ruota del Dharma”corrisponde agli insegnamenti relativi alla Natura di Buddha, presente in tutti gli esseri senzienti.

Gli insegnamenti del secondo e del terzo giro della “Ruota del Dharma” sono riservati ai soli “Bodhisattva”, ovvero a coloro che sono in grado di comprenderne le rispettive dottrine profonde.

La figura del Buddha va oltre la sua presenza spazio-temporale di questo mondo, e ne sono stati riconosciuti deveri, tra cui i principali sono:

  • Samyaksambuddha, spesso semplicemente Buddha.

È il Buddha completo, che guadagna il bodhi con i propri sforzi, comprende il Dharma senza un maestro a guidarlo nel suo cammino e poi si dedica a diffondere la conoscenza e la saggezza predicando il Dharma; Il Dharma può essere compreso con la "saggezza" con la "diligenza" o con la "fede".

  • Śrāvakabuddha

E' un Buddha che ha ottenuto il bodhi grazie all'insegnamento di un Samyaksambuddha, è considerato inferiore, ma ha la capacità di predicare il Dharma e di elevare così altri esseri al suo stesso livello. Tuttavia ogni appartenente a questa categoria deriva la sua conoscenza da un Buddha che lo ha preceduto e non può quindi esistere in tempi in cui il Dharma sia stato dimenticato.

A questa categoria appartengono i discepoli diretti di Gautama Buddha (il Buddha storico).

Nel Buddhismo Mahayana il Buddha, nella sua Saggezza Suprema è la Natura Ultima o Fondamentale della propria mente nonostante le varie oscurazioni che coprono questa natura e ha la caratteristica della permanenza;

Tutte le scuole buddhiste attribuiscono ai buddha, oltre che i Trentadue segni maggiori, anche dieci poteri denominati

  • potere di distinguere i fatti reali dalle illusioni

  • potere di conoscere gli effetti del Karma

  • potere di conoscere i rispettivi desideri e aspirazioni degli esseri senzienti

  • potere di conoscere i differenti temperamenti degli esseri senzienti

  • potere di conoscere le capacità intellettive dei differenti esseri senzienti

  • potere di conoscere le vie e gli obiettivi delle pratiche

  • potere di conoscere tutte le pratiche di liberazione, di meditazione e di assorbimento

  • potere di conoscere le esistenze precedenti

  • potere di conoscere la morte e le rinascite degli esseri senzienti

  • potere di conoscere come si realizza l'estinzione delle contaminazioni e degli attaccamenti.

AVATAR KALKI il decimo Avatar 


Kalki : il decimo e ultimo Maha Avatara (grande Avatar) di Vishnu, il cui avvento segnerà la fine dell'epoca attuale di oscurità e corruzione.

Come nelle profezie di diverse tradizioni, non c'è certezza né unanimità su quando, dove e come apparirà Kalki, e quale sarà lo scopo della sua incarnazione; l'immagine popolare dell'avatar è quella di un condottiero a cavallo di un destriero bianco, che alcune fonti chiamano Devatta (dono di Dio) e alcune descrivono come cavallo alato, con una spada fiammeggiante in mano, e determinato a sradicare il male dal mondo, rinnovando così la Creazione e stabilendo un regno dei giusti. La spada è talvolta interpretata come simbolo di discernimento o saggezza, e spezza i lacci delle menzogne e della falsità, liberando le anime che possono così aspirare ad una maggiore consapevolezza della verità e della bellezza.